Storia inventata : Favola d’amore tra vita e morte

C’era una volta,

prima ancora che alcun essere vivente ebbe origine, un tempo in cui Vita e Morte si amavano follemente, dato che essendo totalmente diversi come lo yin e lo yang si completavano a vicenda. 

  
In seguito arrivó un giorno in cui dal loro immenso amore nacquero degli essere umani. Vita era la madre di tutti ed essendo molto premurosa illudeva tutti gli umani, pur di non vederli soffrire per cose che accadevano nella realtá, di cui era di competenza di suo padre: Destino. Ragion per cui lei diede ai suoi figli la capacitá di immaginare e sognare. Tutti erano felici e Vita continuava a dare luce ad altri esseri umani finché il mondo divenne sovrafollato e si rischiava di uccidere tutto quello che vi era nella Terra.  Morte capí la gravitá del problema, cosí mentre la moglie dormiva egli scese in terra e uccise un umano. Il dí seguente a causa del lutto furono tutti afflitti, tanto che alcuni morirono di crepacuore. Vita assieme a tutti gli essere viventi si arrabbió moltissimo con Morte tanto che tutti, compresa lei, lo iniziarono ad odiare.

Quando il pianeta Terra concluse la sua evoluzione e tutto finì, Vita tornò da Morte e gli chiese: “Perchè quella volta avevi ucciso?” e lui, dopo aver preso un gran sospiro le rispose:” Perchè ti amo e non volevo farti soffrire!” Lei mezza seccata e certa che la sua risposta avrebbe vinto e che quella sua di Morte fosse solo una scusa patetica per farle brillare gli occhi da perfetta innamorata gli disse:” Ma alla fine hai preferito farmi deprimere, altro che rattristare!” Morte in quel momento capì che lei non aveva inteso la gravità del problema quella volta, quindi le prese le mani dolcemente e le rispose sempre con gentilezza e con voce soffice: ” La Terra era sovrapopolata e se continuavi a mettere al mondo persone sarebbe accaduta una catastrofe!” e lei subito di rigetto:” Beh catastrofe, su dai non farne una tragedia!” e lui:” Beh se tu non consideri tragedia il fatto che un’intera popolazione mondiale poteva morire tutto ad un tratto…” Lei realizzò solo in quel momento la gravità del problema così balbuziente e in lacrime si avvicino a lui e si scusò dicendo:” Adesso ho capito! Scusami amore, davvero scusa!” e lui:” un evento così ti avrebbe distrutta in maniera troppo brusca e non era quello il momento, di certo non durante la giovinezza del pianeta. Finalmente lo hai capito!” “inoltre tutti dovrebbero aver il diritto di vivere e godere della tua bellezza e luminosità che rifletti tutti i giorni per loro sulla Terra no? Quella era l’unica soluzione! L’unica! Ti amo ancora molto tesoro. Adesso ti prego stammi accanto, questo vuoto e questa immensa solutudine spaventa molto anche me.” Lei gli andò vicino e lo stinsse forte e lui perse tutto il vigore e la freddezza che fa parte di ogni uomo, e si perse  in un immenso pianto. Le lacrime che aveva reciso dentro di se per tutto quel tempo erano molte e pian pianino stavano cancellando tutto, anche loro stessi; perchè ormai era tutto finito: la terra era spoglia non vi erano più i mari, ne le praterie, ne le case, ne gli animali ne le persone. Il pianeta aveva terminato il suo percorso e pure Vita, Morte e Destino.

Grazie per lettura

(è una storia inventata da Stella, non fa parte di alcuna cultura o antica religione)

   
 
(la vita chiese alla morte: “perchè la gente ama me e odia te?” e la rispose:” perchè tu sei una bellissima illusione, mentre io un’amara verità!”)

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Favola giapponese: bunbuku chagama ( pronuncia: bunbucu ciagama )

In questa categoria pubblicheremo articoli in cui racconteremmo favole, fiabe, miti e leggende di culture diverse. Nuove storie per i vostri bambini le solite fiabe dei libri! 😉

Jinbei, un povero venditore ambulante di cianfrusaglie, un giorno quando era di ritorno a casa, incontró una ragazzina che veniva presa in giro da dei ragazzi. “Lasciatela stare” gli urló contro, tanto che poi i ragazzi spaventati fuggirono. Jinbei continuó il suo cammino peró prima di raggiungere casa si disse tra se è se: ” dato che ci sono, quasi quasi faccio un salto al tempio per pregare”. Quando vi arrivó incontró il monaco del tempio che era suo amico e gli disse: “Caro Jinbei sto cercando una teiera, ma non ne trovo nemmeno una. Se ne trovi una saresti così gentile da portarmela?” Jinbei rispose senza nessuna esitazione: “certo!”

Arrivato a casa vide una teiera, che non sapeva nemmeno di avere, in un angolo della stanza. Così il dì seguente la portó al monaco, peró nel tragitto la teiera si trasformó in procione (*Il procione in Giappone è ritenuto un animale in grado di trasformasi sia in cose animate sia in cose inanimate) e gli disse:” Io ieri ero la ragazza che avevi salvato e in qualche modo mi sento in dovere di riscattare il tuo favore.” Il  venti ore ambulante si sorprese ma comunque non cambió idea e portó comunque la teiera al monaco. Giunto al tempio, il monaco ringrazió lo moltissimo e Jinbei se ne tornó a casa. Nel frattempo il monaco si stava preparando un buon thè con la sua nuova teiera. A un certo punto la teiera, che in realtà era un procione, scappó rifugiandosi a casa del venditore ambulante. Il monaco ovviamente infuriato li raggiunse e disse a Jinbei: “Mi hai mentito prima eh! Come ti sei permesso di farlo!” E :” ora devi ridarmi indietro il denaro che prima ti diedi per comprare la teiera.” Il venditore ridiede in dietro il denaro al monaco e al contempo gli venne in mente il modo con cui il procione poteva riscattare il suo favore. Quindi gli disse: “ti va se come riscatto noiorganizzassimo uno spettacolo in cui tu ti trasformi? Risciremmo a fare un bel bottino!” Il procione senza pensarci due volte concordó e dopo alcuni mesi di prove si esibirono in tutto il Giappone e divenne ricchi e felici.